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Tradizionalmente le omelie nei funerali costituiscono uno dei momenti più commoventi di tutta la cerimonia: tramite le parole del prete – oppure del fratello, della moglie o del genitore – vengono ricordate le qualità del defunto e si prega affinché la sua anima trovi, infine, le pace.

Le necessità del defunto ma anche della famiglia

È sempre difficile capire sino in fondo a chi ci si rivolge durante le omelie nei funerali: all'anima del defunto oppure alla famiglia che lo piange?
Secondo molti padri e sacerdoti, è giusto cercare una via di mezzo. È infatti corretto rivolgere un pensiero all'anima del caro e pregare Dio affinché l'accolga. È anche giusto ricordarne le qualità e il ruolo che ha avuto nella vita di tutto colori che l'hanno conosciuto.

Ma, occorre chiedersi, sino a che punto questo va a vantaggio dell'estinto e quando, invece, l'elogio serve alla famiglia?
Le parole del sacerdote possono essere un balsamo per dei cuori feriti, ma non occorre mai dimenticare che si tratta di un rito cattolico, dove al centro di tutto si deve inserire il tema del viaggio, della morte che non è fine, di Dio.
L'omelia dovrebbe essere l'occasione per ribadire che il dolore è solo temporaneo e che quel momento non è che un passaggio verso la vita eterna. Solo questo dovrebbe dare supporto ai cari ed è dovere – oltre che capacità – del prete mandare questo messaggio.

Cosa dire in occasione dell'omelia

In Italia è tradizione che a pronunciare le omelie durante i funerali siano i sacerdoti stessi: è raro che la parola venga affidata ad un parente del defunto. Il sacerdote, prima di iniziare le esequie del funerale, è solito informarsi sull'identità del caro, chiedendo ai familiari qualche informazione sulla sua vita: se era sposato, se aveva figli, che tipo di carattere aveva.

È abitudine comune quella di iniziare il discorso partendo dagli spunti di riflessione che danno le letture operate durante una messa funebre. In particolare il vangelo, dalle cui parole è sempre possibile trarre numerose interpretazioni. Il bravo sacerdote è capace di legare entrambi i momenti e costruire – con poche o molte battute – un quadro roseo di un momento pure terribile.

Con l'aiuto dei figli o del coniuge, poi, è in grado di estrapolare una delle caratteristiche uniche delle persone, incentrando il suo elogio proprio su quella.

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